Un commento sulle elezioni tedesche

Un commento sulle elezioni tedesche
settembre 25 09:38 2017 Print This Article

Domenica pomeriggio sul tardi, a casa in Italia, accendo la tivù con ansia. Stanno arrivando i primi risultati delle elezioni tedesche più importanti degli ultimi anni: leggo che l’Afd (Alternative für Deutschland), partito populista, ha il 13% negli exit poll e mi vengono i brividi: il primo partito populista nel Bundestag dal 1945 ad oggi. Questo è il risultato chiave per capire lo spettro elettorale della Germania di oggi: CDU ed SPD, partiti tradizionali, hanno perso voti. La SPD ha perso clamorosamente, pur avendo combattuto degnamente con una campagna elettorale molto più strutturata rispetto agli anni precedenti: ha perso anche perché Martin Schulz non è stato capace di usare quei temi che lo distinguevano da Angela Merkel, in primis l’Europa e la sua esperienza nel Parlamento europeo; ha perso perché forse non ha un grande carisma da leader. Ma c’è un dato interessante: in un sondaggio fatto tra gli elettori della Afd, la maggior parte dichiara di aver votato quel partito poiché stufi di Angela Merkel. Questo dimostra che i tedeschi amano sì la stabilità, ma con un limite. La domanda da porsi è perché queste persone abbiano deciso di votare un partito populista invece di rivolgersi ad altre alternative.
La CDU ha perso comunque sette punti, dimostrazione che non basta dire “se mi votate resta tutto così com’è”, mentre i verdi hanno preso 9.4%, raggiungendo un risultato più positivo rispetto alle aspettative.
Sono elezioni che lasciano il segno: l’Europa unita pare sempre più lontana. Il clima in Germania dimostra che non basta parlare di Unione Europa e di solidarietà per catturare i cittadini e le cittadine tedeschi/e: la paura di perdere i privilegi, e i loro soldi, ha vinto. Hanno vinto la paura di cambiare, le preoccupazioni per la crisi migratoria e per la crisi economica. Ora l’attenzione di tutti è concentrata sul post-elezioni. La grande coalizione è finita: Martin Schulz ha annunciato di non volersi alleare con la CDU/CSU e di voler rimanere segretario della SPD.

Ciò che inquieta ed emerge da queste elezioni, è la constatazione che Macron non ha sconfitto il populismo vincendo contro Marine Le Pen: è ancora presente, in tantissimi paesi, anche se prende forme e contorni diversi. In Italia nel 2018 ci saranno le elezioni: non dobbiamo arrivare impreparati, ma dobbiamo leggere i segnali che le elezioni tedesche ci hanno mandato.

Insomma, risultati sconvolgenti, tante domande da porsi per poter affrontare le nostre elezioni. In primis: che cosa fare per parlare alla gente? Che cosa fare per poter includere tutti? Una delle risposte che mi vengono in mente, si trova nel libro di Claudio Cerasa, Le catene della sinistra: capire gli errori, lavorarci sopra, e liberarsi dalle catene.

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Federica Woelk
Federica Woelk

Federica Woelk é laureata in Scienze Politiche all’Universitá di Innsbruck, Austria. Momentaneamente sta lavorando come tirocinante alla “Stiftung Genshagen” a Berlino, istituto di relazioni franco-tedesche e germano-franco-polacche. Fará il prossimo tirocinio al Senato tedesco.

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