Tra austerity e populismo, la grande sfida dei socialisti democratici europei

Tra austerity e populismo, la grande sfida dei socialisti democratici europei
marzo 21 11:05 2017 Print This Article

Il Weltanschauung o spirito del tempo dell’Europa di oggi è stato testimoniato dalle elezioni olandesi, dove a un blocco anti-Europeo e populista, ormai presente in tutti gli Stati d’Europa si contrappone una destra pro-europeista, pro-austerity e pro-Merkel/BCE. Il grande assente o meglio, il grande sconfitto è l’altro grande attore della scena politica Europea, cioè il socialismo democratico e liberale pro-europeista ma anti-austerity, che in Olanda come altrove nel continente mostra le corde.

 

Chi anche in Italia esulta per il freno al populismo testimoniato dalle elezioni olandesi non capisce che la politica Europea prima ancora dell’economia, non è ancora uscita da una visione dicotomica pro o contro l’Europa burocratica di Bruxelles, che non ha intenzione di cambiare rotta rispetto alla tragica e deleteria strada tracciata dalla rigidità burocratica nell’applicazione di quelli che da limiti di bilancio sono diventati dei veri e propri paletti che sostengono l’intera costruzione dell’Europa come la conosciamo: cioè l’austerity e la disciplina di bilancio imposta agli stati membri.

 

Chi si oppone oggi all’austerity sono delle forze molto diverse tra loro che nello spettro politico d’Europa – che può ancora essere descritto nell’orizzonte sinistra destra – sono la sinistra radicale e la destra anti-Europeista. Le sinistre radicali vivono periodi altalenanti ma non sono in grado di rappresentare una vera alternativa all’austerity, vera summa delle posizioni politiche prevalenti in Europa, una politica costruita dal PPE con l’aiuto maldestro e colpevole di parte del PSE, almeno fino a qualche anno fa. La vera opposizione alle politiche europee tutte incentrate sulla disciplina di bilancio, che guardano più a Wall Street che a Main Street – come direbbero negli Usa, è rappresentata dal populismo, cioè dalla destra anti-europeista i cui cavalli di battaglia sono anche una forte opposizione alla politica migratoria della maggior parte dei paesi Ue e è inoltre favorevole a una chiusura delle frontiere, anche economiche (con dazi e altro), sul modello Trump – LePen.

 

Viviamo perciò un periodo della storia politica europea in cui la visione politica è dicotomica, o dalla parte dell’Europa (pro austerity e pro-Europa, pro-BCE e pro-immigrati) o contro l’Europa (muri, anti-immigrazione, chiusura culturale ed economica, retorica anti-austerity più a parole che a fatti).

I grandi assenti sono i partiti afferenti al Partito Socialista Europeo (ora partito dei socialisti e democratici), che non rientrano nella visione dicotomica, testimoniata anche dalle elezioni olandesi, dove il partito aderente al Psde ha avuto un vero e proprio tracollo di voti e di seggi.

 

In Europa perciò non passa il messaggio lanciato da due grandi leaders socialisti, Matteo Renzi e Alexis Tsipras in Grecia e cioè che l’Europa prima ancora che per il futuro, anche per il presente, abbisogna di una nuova politica economica non più incentrata solo sui vincoli di bilancio, ma su una visione più ampia e più ambiziosa che guardi all’Europa come casa di tutti gli europei e smetta di essere quella grande burocrazia a guida franco-tedesca che sa dispensare solo ammonizioni a chi viola i paletti del pilastro inviolabile dell’Austerity.

 

Le future elezioni politiche in Francia e Germania sono lì ad attenderci e anche all’interno della dialettica in vista delle primarie in Francia per scoprire chi, poi, dovrà affrontare la Le Pen, si sfidano dei candidati che rappresentano alla perfezione quanto detto finora. Probabilmente Emmanuel Macron rappresenta per i socialisti democratici europei una buona freccia nell’arco per sconfiggere la Le Pen, esponente di primo piano di uno dei poli della dicotomia di cui abbiamo parlato cioè il populismo anti europeismo, ma Macron come Hamon e tutti gli altri candidati scontano inevitabilmente una crisi di consensi al Partito socialista francese anche causata dalla fallimentare presidenza di François Hollande, ormai troppo compromesso con la Merkel e da lei sottomesso a un Austerity che la Francia non rispetta ma non è neanche riuscita a combattere politicamente a livello europeo. In Germania invece, la personalità e il carisma di Martin Schultz candidato in pectore per l’Spd metteranno in seria difficoltà il predominio Merkel. La situazione in Spagna è quanto mai confusa, mentre in Italia e Grecia è in divenire, ma i socialisti democratici, dispongono nei paesi mediterranei di personalità di carisma come Matteo Renzi e Alexis Tsipras. 

 

I socialisti democratici europei sono consci del fatto che questa visione dicotomica debba essere scardinata come debba essere superata di slancio la politica dell’austerity, per permettere ai paesi europei di superare pienamente la crisi economica più grave dal secondo dopoguerra, che solo ora pare forse segnare dei segnali positivi di ripresa in tutti i Paesi, Italia e Grecia compresi. Ma per superare l’Austerity da una parte e non cedere al populismo dall’altra, i partiti afferenti al Partito Socialista Europeo dovranno fare loro tre convinzioni :

 

1) avere una visione chiara e condivisa della necessità di un’evoluzione politica delle Istituzioni europee, da grande burocrazia regolamentatrice della moneta e degli scambi a un’Europa dei popoli, che preveda l’adozione di un sistema politico di vera unione tra le nazioni cioè gli Stati Uniti d’Europa;

 

2) riuscire a costruire lo spazio politico, oggi assente, per delle riforme di sinistra liberale: il superamento della dicotomia (pro-contro Europa) di cui abbiamo parlato, ma questo sarà possibile solo e soltanto se a livello nazionale quanto a livello Europeo questi partiti smetteranno di cercare appoggi e sostegno politico nei partiti della destra moderata afferenti al PPE, ponendosi allora in modo evidente e coerente come loro concorrenti e non più come loro alleati;

 

3) Se avranno la consapevolezza che i grandi problemi di redistribuzione del reddito e di governance dell’ emigrazione potranno trovare una soluzione solo europea, all’interno delle politiche e delle direttive europee, e non potranno trovare mai una soluzione parziale e locale, Stato per Stato. Reddito di sostegno a tutti i cittadini privi di reddito, diritti civili, accoglienza dei profughi e stranieri cercando di non alterare il delicato equilibrio sociale locale di molte parti d’Europa, possono essere fatti solo con una politica immigratoria comune e una futura politica sociale europea;

 

Per fare tutto ciò i partiti della sinistra moderna liberale hanno bisogno di grandi leaders carismatici, in grado di attirare su di sé l’attenzione anche mediatica oltre che politica e non devono perciò cedere alle sirene di chi all’interno dei loro stessi partiti vede un leader forte come un pericolo o un ostacolo. Fortunatamente per il socialismo europeo e per l’Europa possediamo già dei leaders di caratura internazionale e afferenti al socialismo democratico: i già citati Alexis Tsipras e Matteo Renzi, nonché Martin Schulz in Germania, figure forti su cui costruire una doppia alternativa sia al fronte delle destre populiste anti-Euro e anti-Europa, sia alla destra democratica pro-austerity che finora ha guidato le Istituzioni Europee con una politica economica che ha aggravato la crisi non fornendo una visione di futuro attraente.

 

Chi pensa di contrastare i populisti anti europei alleandosi ancora con la destra europea pro-Austerity è a favore di un vero harakiri del socialismo europeo, che deve assolutamente smarcarsi quanto prima sia dai populisti che dai sostenitori dell’Austerity, deve cioè battere la dicotomia politica instauratasi in Europa tra pro europeisti e anti europeisti e costruire un’Europa dei popoli e non dei conti.


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Paolo Perini
Paolo Perini

Paolo Perini, classe 83, è laureato magistrale in scienze politiche e giornalista dal 2014. Nato a Trento, dove attualmente risiede. In ambito giornalistico ha lavorato per due anni a radio Città Fujiko e ha scritto per il Corriere del Trentino, dorso de Il Corriere della Sera, per numerose agenzie di stampa e collaborato con Piazza Grande. Attivo in ambito politico dall’età di venti anni.
Attualmente si occupa di web marketing e comunicazione aziendale. Nel giornalismo i suoi campi d’elezione sono la politica interna ed estera e il rapporto tra il potere e l’informazione.

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