Statuto speciale e nuove tutele per le minoranze

Statuto speciale e nuove tutele per le minoranze
maggio 23 11:46 2017 Print This Article
Proponiamo l’intervento in aula del senatore Giorgio Tonini (PD) a proposito della legge costituzionale di modifica dello Statuto speciale che introduce nuove norme in favore della minoranza ladina e di quelle mochena e cimbra.

Signor Presidente, cento anni fa – che visti adesso sembrano tanti, ma che nel corso della storia sono un battito di ciglia – in quelle montagne, vallate, borghi, laghi e fiumi, dove oggi milioni di italiani ed europei si alternano a cercare un posto dove vivere in allegria e serenità un momento di vacanza, si è assistito a una delle carneficine più mostruose della prima guerra mondiale. La provincia di Trento è stata la provincia d’Europa con più morti in proporzione agli abitanti. Poi è arrivato il fascismo, che ha inflitto alle popolazioni sudtirolesi sofferenze indicibili all’insegna della spersonalizzazione, dell’italianizzazione forzata, fino alla mostruosità delle opzioni: se vuoi restare qui devi assumere un nome italiano, altrimenti te ne devi andare in Germania. È arrivata l’Alpenvorland, cioè l’annessione del Trentino-Alto Adige al Terzo Reich con altre sofferenze indicibili. Poi finalmente è arrivata la Repubblica che ha posto le basi a una delle più straordinarie esperienze riuscite e di successo di convivenza tra popolazioni diverse in una zona di frontiera. È una delle più riuscite d’Europa e, automaticamente, del mondo perché non c’è posto più che in Europa dove si sia tentato di costruire la convivenza come alternativa alla guerra.
Lo Statuto di autonomia nasce nel clima del dopoguerra e della Repubblica, che fonda su basi totalmente nuove lo Stato italiano. Uno dei padri di questa Repubblica, Alcide De Gasperi, che è stato certamente protagonista assoluto della fase costituente, la fonda sui pilastri della democrazia, dell’apertura all’Europa e del riconoscimento delle autonomie. Prima il senatore Endrizzi ha giustamente ricordato gli articoli 5 e 6. C’è un altro articolo alla base degli statuti di autonomia, l’articolo 11: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come strumento di risoluzione delle controversie internazionali». Una delle principali controversie internazionali storiche era quella del Brennero, mentre l’altra, al confine est, era Trieste. Ebbene, è stata risolta con lo Statuto di autonomia, con il patto De Gasperi-Gruber, primo ricordato. Questa costruzione dell’autonomia è forse un po’ barocca e ha tutte le sue difficoltà, delicatezze e contraddizioni – alcune delle quali messe in evidenza dal senatore Malan, che non ha torto nell’individuare alcuni problemi che ci sono e ci saranno sempre – ma costituisce un’esperienza di successo. De Gasperi in uno dei rarissimi interventi all’Assemblea costituente, il 29 gennaio del 1948, diceva che sarà la storia a dire se abbiamo con questo atto di fede nelle autonomie avuto ragione o torto.

Penso che oggi, a distanza di tanto tempo, si possa dire che hanno avuto ragione, perché il problema che in tanti altri posti d’Europa e del mondo si risolve con le truppe speciali da noi si è risolto con le autonomie speciali.

Il provvedimento in esame modifica in modo chirurgico e assolutamente delicato alcuni aspetti dello Statuto speciale del Trentino-Alto Adige e, in particolare, lo status della minoranza ladina. Ricordo che la minoranza ladina ha sofferto di una relativa marginalità rispetto al protagonismo dei due attori principali dal punto di vista quantitativo, cioè il gruppo linguistico italiano e quello tedesco. Credo sia un bene sollevare e rafforzare la componente ladina non solo nella sua dimensione di titolare di diritti di tutela di minoranza linguistica, in particolare nell’esercizio della lingua, ma anche facendola diventare titolare piena di diritti di carattere politico e istituzionale. Credo che questo sia un segno di maturità e intelligenza della convivenza regionale, in particolare nella Provincia autonoma di Bolzano.

Credo si tratti anche di un punto di forza che ci aiuta a rendere più complesso e ricco il quadro della convivenza regionale, perché accanto alla minoranza linguistica tedesca, italiana e ladina vengono citate le piccole e piccolissime enclave linguistiche dei mocheni e dei cimbri nella Provincia di Trento. Questa ricchezza di minoranze è alla base di uno dei più riusciti esperimenti di convivenza a livello mondiale.

Vorrei soffermarmi su un ultimo aspetto. Prima il senatore Calderoli ha richiamato la richiesta di maggiori spazi di autonomia da parte delle Regioni Veneto e Lombardia, per altro ai sensi dell’articolo 116, comma 3, che ci ha visto discutere animatamente nei mesi scorsi. È bene che si provi davvero e finalmente a esercitare quegli ulteriori spazi di autonomia che la Costituzione prevede.

In particolare, il Veneto non dimentichi di avere nel suo territorio una Provincia montana come Belluno, al cui interno si trova una significativa comunità ladina. È auspicabile che l’autonomia che il Veneto chiede in modo più significativo e marcato allo Stato, ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, sia poi in grado di riconoscerla al suo interno alla Provincia di Belluno e alla minoranza ladina presente.

Credo che con questo spirito non si possa che procedere in modo positivo e che la grande convergenza che si è registrata in Assemblea su questo tema dimostri che, intorno alle questioni fondative della Repubblica del rispetto delle autonomie e della promozione dell’autogoverno delle comunità locali, la nostra Repubblica può procedere nella direzione di un più grande sviluppo. 

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Marco Modena, appassionato di tecnologia, guarda il mondo digitale con interesse e distacco. La virtualizzazione della realtà è sempre dietro l’angolo, non bisogna mai staccare i piedi da terra, nemmeno per appoggiarli sulla scrivania!

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