Salvate il soldato Marcon!

Salvate il soldato Marcon!
maggio 04 09:45 2017 Print This Article

Emmanuel Macron vincerà, ha già vinto, è scritto nei numeri, è scritto nei sondaggi.

Il riporto dei voti tra i candidati eliminati (Fillon e Mélenchon entrambi sul 20%) si farà a favore di Emmanuel Macron, marine le pen non ha riserve di voti alle quali attingere. La Francia salva la faccia e l’Europa salta un altro ostacolo.

Saranno le docce fredde fatte negli ultimi mesi ma io guardo con circospezione i segni di una vittoria troppo presto annunciata, data per scontata con troppa sicurezza.

Macron è il candidato migliore in una francia deserto di élite politiche coraggiose e moderne. Macron è l’unica speranza per la riforma del sistema europeo.

Ma Macron è anche un candidato metropolitano, elitario e con qualche tic fastidioso e una certa sufficienza tutta parigina.

La Francia non lascerà Marine Le Pen a presiedere per 5 anni e a completare così il trittico planetario dei capi di stato biondi populisti e a tendenza xenofoba e fascistoide.

Ma la Francia è spaccata in due, l’hanno fotografata plasticamente le carte del voto all’indomani del primo turno: il nord est dominato dal nero del FN, Parigi, il sud e l’ovest con il colore lilla rappresentante il movimento di Macron. La rabbia e la frustrazione di chi, a destra e a sinistra, si è visto privato del proprio candidato potrebbe risultare in una disaffezione verso il secondo turno. Se Fillon come Hamon hanno, con aplomb repubblicano, invitato subito e senza esitazioni a votare per Macron la frustrazione tra la base dei due partiti storici è grande. i ribelli di Mélenchon non avranno indicazioni di voto dal loro leader mentre il 1,7 di francesi che hanno votato per Debout la France di Dupont-Agnan potrebbero passare armi e bagagli dal sovranismo del loro candidato a quello di marine le pen.

Lapalissianamente saranno cruciali i prossimi giorni. Per quanto ripugnante, politicamente e socialmente suicida sia l’idea di una Presidente del Front National in Francia non si può non vederne l’abilità tattica: auto sospesasi dalla direzione del FN cerca di avvalorare la tesi del referendum tra il sistema (a suo dire fallimentare) e lei.

Macron e i suoi consiglieri dovranno giocare tutta la loro abilità per restare credibili come riformatori, cercando non solo la vittoria “per default”, sulla base di un voto contro, ma una vera e propria adesione della maggioranza dei francesi.

In questo senso e con cautela sono da leggere i sostegni di Francois Hollande, ma ancor più di Juncker che non ha visto alcun purosangue da lui benedetto arrivare in testa al traguardo nelle ultime  5 corse (sugli ippodromi di den Haag, Londra, Washington, Atene, Roma)

Macron deve rafforzare la sua proposta riformatrice, dimostrare comprensione per le fasce popolari che oggi potrebbero non sentirsi rappresentante ed optare per l’indifferenza o peggio.

Macron dovrà riuscire a ridare speranza, trasmettere vicinanza alla Francia che si sente perdente nel modo in cui viene gestita la globalizzazione e l’impatto della tecnologia sul lavoro e sulla produzione.

Le parole, i gesti, le frequentazioni saranno importanti. Per vincere questa tornata elettorale, per creare la dinamica giusta per le legislative di giugno e rappresentare non il candidato “contro”, ma una vera adesione politica ci sarà bisogno di tanta intelligenza. Contro il desiderio di ripiego su se stessi per ridare ai riformatori un nuovo campione, coerente e lungimirante.

La partita non è vinta e anche lo fosse sarebbe solo la prima di una lunga serie.

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Piero Messina
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Piero Messina vive a Parigi ed è un funzionario internazionale.

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