Rivoluzione culturale prima che tecnologica: la Pubblica Amministrazione e la sfida dell’innovazione

Rivoluzione culturale prima che tecnologica: la Pubblica Amministrazione e la sfida dell’innovazione
aprile 26 10:16 2017 Print This Article

Nel mio lavoro di esperto di prove sui materiali in campo industriale mi capitavano spesso domande di questo tenore: “Quanto costa l’attrezzatura per fare queste prove?”. La mia risposta il più delle volte era: “L’apparecchiatura costa molto meno, in termini monetari e temporali, di quanto costi preparare le persone qualificate ad eseguire le prove”. Una volta in pensione mi è capitato di fare il consigliere comunale e ho constatato quanto sia universale questa valutazione.

Nuove tecnologie e nuovi strumenti organizzativi, che di per sé dovrebbero aumentare l’efficienza della PA, spesso sono sottoutilizzati se non diventano addirittura dannosi, quando le persone che li utilizzano non sono adeguatamente formate e motivate. E’ il caso ad esempio dei “Sistemi Qualità”, che in molte aziende hanno migliorato l’affidabilità del prodotto e portato significative riduzioni di costi, mentre nella PA sono quasi sempre vissuti come intralcio burocratico ed aggravio di spesa.

Anche il corretto impiego di un vecchio strumento quale il telefono è ben lungi dall’essere realizzato nella PA: ad esempio, di rado chi risponde si qualifica col proprio nome, creando una barriera tra l’interlocutore e l’Ente, come ci insegnano gli esperti di comunicazione. Abbondano peraltro, mi dicono, corsi di formazione ed aggiornamento, ma ho l’impressione che siano per lo più mirati a fornire particolari competenze, mentre sarebbe necessario orientarli ad un radicale cambio di mentalità. E’ necessaria cioè, a mio avviso, l’innovazione nei comportamenti, prima o in parallelo con l’innovazione degli strumenti e delle procedure.

Ho assistito da vicino alla nascita di un nuovo Comune, dalla fusione di cinque Comuni più piccoli. Mi ha sorpreso lo scarso interesse a cogliere questa opportunità per innovare la struttura comunale con razionalità, volta all’efficienza ed al miglioramento del servizio al cittadino, mentre si facevano infinite discussioni per non scontentare i diversi campanilismi e le esigenze, sia pur comprensibili, dei dipendenti comunali.

E non si tratta solo di innovare la mentalità degli amministratori e dei dipendenti pubblici, ma di “rieducare” anche il cittadino, che deve accettare l’innovazione e contribuire al suo successo. Un gruppo di giovani amministratori illuminati, di un comune trentino con più di 6000 abitanti, ha introdotto uno strumento di collaborazione tra cittadini ed amministrazione  che consiste nella possibilità, con una semplicissima operazione informatica, di “formulare suggerimenti, segnalazioni e reclami per migliorare la vivibilità del comune”. A sei mesi dall’introduzione, questo stupendo strumento ha prodotto meno di una cinquantina di segnalazioni, ad opera di una ventina di utenti, per lo più amici e parenti degli amministratori coinvolti.

In conclusione, a mio parere, si deve investire in cultura, nello specifico in “innovazione di mentalità”, una fetta molto maggiore di quanto destinato all’innovazione tecnologica, altrimenti questa  non potrà raggiungere i suoi obiettivi, e saranno soldi sprecati.

view more articles

About Article Author

Ezio Trentini
Ezio Trentini

Ezio Trentini, ingegnere, dirigente industriale in pensione, 40 anni di attività nel campo della ricerca e della sperimentazione. Arrivato al PD quattro anni fa, quando Renzi ha lanciato la sua sfida per cambiare l’Italia. Coordinatore del Comitato Bastaunsì Valdinon. Dopo la bocciatura del referendum sarà molto più dura, ma forse siamo ancora in tempo. Da poco segretario del Circolo PD val di Non.

View More Articles