Renzi al di là di Matteo

Renzi al di là di Matteo
ottobre 03 09:13 2017 Print This Article

Osservando il dibattito politico all’interno del centro-sinistra italiano, appare evidente il tentativo da parte di alcuni dei suoi protagonisti di delegittimare la figura del Segretario del PD. L’operazione avviene attraverso la proposta reiterata di argomentazioni che, indipendentemente dalla loro fondatezza, a forza di essere ripetute, diventano credibili. Il rischio è che la discussione pubblica, lo strumento fondamentale attraverso il quale una comunità politica costruisce i suoi orientamenti, possa perdersi a rincorrere quisquilie e i temi veramente decisivi restino al margine.

Tale pericolo appare tangibile se, in un momento cruciale per il paese, gran parte del dibattito gravita intorno alla persona di “Matteo Renzi”. A seconda del caso, l’ex-premier è giudicato “antipatico”, “sbruffone”, “cialtrone”, “leggero”, ecc. Ma, nel valutare un politico, ad essere soddisfatte devono essere le nostre preferenze estetico/comportamentali o le necessità del paese?

Altro argomento ad personam piuttosto martellante questiona che Renzi sia “di sinistra”. Gli argomenti sono traballanti, di rado accompagnati da evidenze, spesso nostalgici. Ma, per essere “di sinistra”, contano di più le parole o i fatti (leggi approvate, fondi stanziati, provvedimenti attuati)? E il metro per giudicare i fatti deve essere la loro aderenza a schemi e liturgie del passato o la loro capacità di rendere la società più equa? Parafrasando il compositore Gustav Mahler, stare nel solco della tradizione “di sinistra” vuol dire “adorarne le ceneri” o “salvaguardarne il fuoco”?

Il punto non è difendere Renzi o negare gli aspetti critici del suo operato, ma provare ad evitare che il centro-sinistra perda un’ulteriore occasione per discutere con un po’ di prospettiva del suo futuro. La questione “Matteo Renzi” non può certo essere dribblata, ma diventa interessante soltanto se smette di girare intorno a “Matteo”, ai pregi e difetti della persona, e si concentra, piuttosto, su “Renzi”, inteso come progetto politico.

In questa direzione, sembra doveroso misurarsi con 5 novità importanti introdotte dal discorso e dalla prassi renziane e domandarsi: hanno contribuito a dare risposta a difficoltà oggettive della sinistra? È giusto dargli continuità o è preferibile tornare indietro? Esistono alternative realistiche?

 

L’Europa. La principale vittima politica della recente crisi economica è stata l’UE. Nel continente hanno lucrato quei movimenti che si sono dilettati nel tiro al bersaglio. A sinistra la linea predominante è stata quella di dare la colpa della crisi all’austerità di Bruxelles. Renzi si è smarcato nettamente: l’Italia, con le sue ataviche inefficienze, privilegi e storture, non è nella posizione di incolpare altri. Le politiche di austerità possono essere criticate ma soltanto dopo aver avviato un processo di riforme che cominci a risolvere i problemi interni. Un tentativo di superare quella sudditanza culturale per cui l’Europa è la vile matrigna o la panacea contro tutti i mali, ma, invariabilmente, qualcos’altro da sé.

 

Il primato della politica. Complice la debolezza del sistema politico, il modus operandi tradizionale per la presa di decisioni in Italia è stata la concertazione ad libitum con le forze sociali. Due conseguenze principali: un esagerato potere di influenza da parte delle categorie e, per lo stesso motivo, la possibilità da parte della politica di sottrarsi alle proprie responsabilità. A sinistra, questa problematica si è evidenziata in modo emblematico nel rapporto con i sindacati. La svolta di Renzi è stata decisa: le parti sociali devono sempre dire la loro ma non possono avere l’ultima parola. Sono parlamento e governo a dover prendere le decisioni, a dover assumerne la responsabilità; l’obiettivo deve essere il benessere della collettività.

 

Economia. Negli ultimi anni, il discorso economico delle sinistre europee è sembrato in preda alla paralisi. Mentre la società viveva trasformazioni radicali, le ricette proposte sono rimaste sempre le stesse. Se l’obiettivo della sinistra è quello di far valere alcuni principi fondamentali (eguaglianza, democrazia, libertà), le possibilità sono due: o si riesce a cancellare le trasformazioni in atto, in modo da rendere di nuovo valide le ricette del passato, o si devono aggiornare le ricette in modo da far valere i principi dentro al nuovo contesto. Il governo Renzi ha provato a percorrere questa seconda strada. Se garantire il posto fisso è irrealistico, compito della sinistra diventa quello di sostenere il lavoratore durante le transizioni da un lavoro all’altro. Se l’eccessivo peso della fiscalità e l’inefficienza dello stato minano la fiducia tra contribuente e amministrazione non basta perseguire gli evasori ma diventa fondamentale abbassare le tasse e modernizzare i servizi.

 

Giustizia. Il mito della “superiorità morale” è cresciuto a tal punto nella coscienza della sinistra da venir confuso con la sua strategia politica. Dopo Manipulite e Berlusconi, c’era solo da aspettare e vedere se erano prima i giudici a sgomberare il cammino dai concorrenti, o gli italiani a rendersi conto di quanto fossero farabutte le destre. L’insuccesso di tale strategia ha mostrato in modo chiaro che la moralità non può sostituirsi alla politica. Per Renzi gli avversari politici, lo stesso Berlusconi, sono tutti politicamente legittimi e vanno sconfitti con proposte convincenti. La giustizia deve punire i disonesti ma quello è un ambito che non compete alla politica e che non può supplire alle sue responsabilità.

 

Decisioni e veti. A pesare fortemente sull’incisività politica della sinistra è stata la fragilità delle alleanze, il trionfo dei veti, le scissioni a catena. Alla base un problema di fondo: lo scarso riconoscimento fra le parti, l’assenza di una cultura maggioritaria. Su questo Renzi ha proposto un cambio di marcia: ogni ruolo decisionale deve essere conteso competitivamente, ma, una volta stabilite maggioranze e minoranze, queste devono valere per quello che valgono. Il dialogo è sempre importante, ma, altrettanto importante, è arrivare alla decisione politica, al momento in cui si rema tutti nella stessa direzione.

 

Sulla capacità di dialogare in modo critico su queste innovazioni si gioca il futuro del centro-sinistra. Se a prevalere saranno ancora le lotte di potere o l’operazione restauratrice che si cela dietro il dibattito ad personam, il paese verrà consegnato agli avversari. Matteo Renzi potrà piacere o meno, ad essere in gioco, tuttavia, non è lui, ma la possibilità in Italia di una sinistra moderna che non abdichi, come accaduto altrove, a un ruolo da protagonista in questo frangente quanto mai complicato.

  Categories:
view more articles

About Article Author

Gabriel Echeverria
Gabriel Echeverria

Gabriel Echeverria ha studiato Relazioni Internazionali a Bologna ed ha conseguito un dottorato in Sociologia delle Migrazioni all’Università Complutense di Madrid. Da anni indaga sulle potenzialità e i rischi che la rete offre alla politica e alle sue trasformazioni. Ha fondato il sito di analisi politica www.polithink.eu di cui è Co-direttore.

View More Articles