Perché non dare 500€ a Homer Simpson – considerazioni economiche sul reddito di base PARTE I

Perché non dare 500€ a Homer Simpson – considerazioni economiche sul reddito di base PARTE I
maggio 30 07:47 2017 Print This Article

Pubblichiamo oggi la prima parte di un’accurata indagine sul reddito di base, per aiutarci a capirne qualcosa di più di un argomento tanto attuale quanto controverso. Alla settimana prossima alcune considerazioni più approfondite – di Lorenzo Borga

 

Sabato scorso a Genova il Papa lo ha detto chiaro e tondo: “L’obiettivo vero da raggiungere non è il “reddito per tutti”, ma il “lavoro per tutti”! Perché senza lavoro, senza lavoro per tutti non ci sarà dignità per tutti”.

Non avrebbe potuto toccare tema più scottante Papa Francesco: la divisione tra chi crede che il reddito sia principalmente fonte di reddito, e chi invece lo ritiene leva di dignità e definizione stessa di personalità è più forte che mai.

Ma si può dibattere di un tema tanto complesso anche uscendo dai rigidi schemi dell’etica e delle ideologie. È infatti da decenni che gli economisti lo approfondiscono, in particolare attorno ad una proposta rivoluzionaria: il reddito di base, anche chiamato reddito di cittadinanza. I libri di economia ne danno questa definizione: “un reddito incondizionato garantito a tutti gli individui, senza verifica di requisiti o la richiesta di lavorare. Una somma di denaro destinato a ricchi e poveri, a lavoratori, disoccupati ed inattivi, uomini e donne, vecchi e giovani, a chi è coinvolto nella società e al cittadino-modello-Homer-Simpson, nella stessa quantità, come spiega il professor Stefano Toso nel breve saggio “Reddito di cittadinanza, o reddito minimo?” pubblicato da Il Mulino. Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: la proposta che il Movimento 5 Stelle chiama “reddito di cittadinanza” non è in realtà un reddito di base, bensì un reddito minimo per il contrasto alla povertà, destinato a chi percepisce meno di 640 euro al mese (come ho provato a spiegare su Il Foglio). Se infatti la proposta del Movimento verrebbe a costare – secondo Istat – circa 15 miliardi di euro, le coperture necessarie per finanziare un vero reddito di base si aggirerebbero attorno alle centinaia di miliardi ogni anno.

Come ricordato da Luciano Capone in un articolo di alcuni mesi fa, la proposta del reddito di cittadinanza ha una lunga storia ed una base di sostenitori larga ed eterogenea. Dal liberale Friedrich von Hayek, al liberista Milton Friedman, che lo propose con l’accezione dell’imposta negativa sul reddito, al keynesiano James Tobin, al ben più a sinistra filosofo ed economista belga Philippe Van Parijs. Le argomentazioni a favore sono anche esse molto diverse fra loro: per chi legge la società con la lente marxista si tratta di un insperato strumento di liberazione dalle logiche di sottomissione del mercato e del capitalismo, per i liberali è invece la massima espressione della libertà degli individui, liberati dall’intromissione dello Stato nelle loro scelte, e per chi infine crede nella possibilità di uno Stato minimo – che si occupi cioè soltanto di difesa, giustizia e politica estera – è la via più rapida e potente per destrutturare il welfare state e ridurre il ruolo pubblico nell’economia. Negli ultimi anni una domanda ha contraddistinto il dibattito tra gli accademici: come giustificare un reddito pubblico anche per chi non contribuisce alla società e non è interessato a farlo? Chi come Homer Simpson evade le tasse ed ha comportamenti egoistici, oppure i “surfisti di Malibu” come avrebbe detto il filosofo John Rawls? Nonostante i numerosi tentativi, ancora non si è riusciti a fornire una risposta.

Certo è che il reddito di base pone di fronte gli economisti a problemi enormi di attuazione: proprio per questo non è stato mai applicato su vasta scala, benché se ne discuta ormai da decenni. Solo la piccola Alaska distribuisce alcune decine di euro ai suoi cittadini, che ricava dalle royalties del petrolio; recentemente è invece stata la Finlandia a mettere in piedi una sperimentazione per 2000 cittadini disoccupati che riceveranno il sussidio anche nel caso troveranno un lavoro. Giusto l’anno scorso invece i cittadini svizzeri si sono opposti all’introduzione via referendum di un reddito di base assai elevato.

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Lorenzo Borga
Lorenzo Borga

Lorenzo Borga è collaboratore del quotidiano Il Foglio. 20 anni, studia Scienze Economiche presso l’Università di Bologna, fact-checker de lavoce.info. Chi fosse interessato può scrivergli a borga.lorenzo@outlook.it e trovarlo su Twitter come @borga_lor

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