Non ci resta che crescere!

Non ci resta che crescere!
ottobre 17 07:40 2017 Print This Article

 

Introduzione al panel sugli investimenti della terza edizione de ‘La nuova Europa inizia da te’, Rovereto, 9 settembre 2017.

 

 


La crisi 2007 – 2013 ha causato una enorme perdita di valore e di ricchezza.

E’ stata – finalmente si può usare il tempo passato – la crisi più grave che il continente europeo e l’Italia abbiano passato, più grave della crisi del ’29 – questo ce lo dicono i dati, e l’abbiamo attraversata non certo indenni.

 

In questo incontro ci soffermeremo sulle politiche di investimento dell’Unione Europea. Ovviamente le politiche di investimento sono uno dei mezzi per uscire dalla crisi economica. Tre sono i fattori produttivi per produrre ricchezza: il lavoro, la tecnologia e il capitale.

Il capitale sono gli investimenti, quindi noi parleremo di uno dei tre meccanismi per produrre ricchezza, probabilmente quello che si è inceppato di più, ma questo ce lo diranno sicuramente i nostri relatori. Gli investimenti pubblici e privati sono visti dal partito socialista europeo – come ha ricordato nell’intervento precedente Giorgio Tonini – come una delle ricette per uscire dalla crisi decennale, eppure non c’è stata una ricetta univoca da parte della UE. Almeno all’inizio della crisi si è perseguita la ricetta sbagliata dell’Austerità progressiva (detta Austerity), che prevedeva tagli al bilancio degli Stati membri, in modo da risanare gli Stati e in questo modo dare più futuro. Però questa ricetta non ha avuto l’effetto sperato, cioè non è riuscita a risollevare l’economia europea.

 

I primi governi che hanno affrontato la crisi in Italia sono stati il governo Berlusconi e il governo Monti. Il governo Berlusconi l’ha sottovalutata, ricorderete la celebre battuta di Berlusconi, abile cabarettista, “la crisi non c’è perché i ristoranti sono pieni”, e poi il governo Monti, che ha cercato di porre rimedio applicando l’Austerity, decisa a Bruxelles, non a Roma. Qui non mi dilungo, ci sono degli esperti che ne sanno più di me, cito solo la Banca d’Italia, che ci dice che ci sono stati 235 miliardi di € di investimenti privati – non milioni, miliardi – che durante la crisi sono scappati dall’Italia, una cifra pari al 15% del Pil. Fortunatamente i dati ISTAT ci dicono che l’economia si è parzialmente ripresa in questo 2017, grazie soprattutto alle politiche economiche e regolatorie messe in campo dal governo Renzi e proseguite dal governo Gentiloni, che però sono andate in continuità con quella decisione politica europea, l’accordo tra PSE (Partito del Socialismo Europeo) e PPE (Partito Popolare Europeo) di investire, quindi controllare le spese di bilancio ma anche credere maggiormente nella crescita.

 

C’è stata una ripresa continentale, non solo italiana, determinata da una serie di fattori concomitanti. La decisione politica sopra citata di investire anche nella crescita (è il patto politico che ha fatto eleggere prima Junker e poi ha permesso la creazione del piano di investimenti Junker) e la politica monetaria espansiva fatta dalla BCE. La politica finanziaria e la politica monetaria sono andate di pari passo e, da cinque anni a questa parte si è leggermente svoltato, non più solo Austerity ma anche crescita, una svolta dal punto di vista economico e finanziario. La svolta ha sortito effetti, le economie europee hanno effettivamente risposto, con una crescita debole, congiunturale, però comunque con una crescita e non con un segno meno dopo tanti anni.

Questo però ce lo dobbiamo dire, la crescita non viene dal nulla e non cala dal cielo, è stato l’effetto di scelte politiche, di riforme e di investimenti nella macchina pubblica, finanziari quindi ma anche monetari grazie alla politica del Quantitative Easing promossa da Mario Draghi alla BCE.

 

La crescita è congiunturale, la crescita italiana è la più bassa a livello europeo, ma soprattutto l’economia italiana sembra essere incapace di assorbire i lavoratori più qualificati, ce lo sentiamo dire tante volte, ma è un problema di grande impatto sul futuro e sulle generazioni del futuro. Le menti più brillanti vanno all’estero per trovare dottorati e carriere di miglior qualità e meglio pagate che in Italia, chiediamoci perché molti ragazzi abbandonano la scuola, perché siamo pieni di tuttologi e analfabeti funzionali, chiediamoci perché le opportunità non sono uguali per tutti, perché il figlio dell’operaio in Italia non ha ancora le stesse opportunità del figlio del dottore, perché la mobilità sociale è bloccata, e questo ce lo dicono ancora una volta i dati. Questo è il quadro della realtà italiana, però appunto, è una realtà locale, non è così in tutti i Paesi europei. Chiediamoci perché in Italia si investa così poco nella formazione superiore e poi quando si ha una formazione superiore in ogni caso qui trovare lavoro è molto difficile. Questi sono i problemi strutturali dell’Italia che l’Europa può aiutare a risolvere, ma nel confronto dei quali anche noi dobbiamo fare molta strada: ciò che è stato fatto è importante, ci ha fatto uscire dalla crisi, ma non è sufficiente. Siamo qui insieme ai nostri relatori per capire se esiste una politica organica di investimento europea, cosa fanno i singoli Stati, per prima l’Italia, ed eventualmente cosa ha fatto la Provincia Autonoma di Trento per uscire dalla crisi e per creare sviluppo nel futuro.

La registrazione del panel ‘Non ci resta che crescere’ è disponibile online sul sito di Radio Radicale, https://www.radioradicale.it/scheda/519168/la-nuova-europa-riparte-da-te-2017 (file 2/2)

  Categories:
view more articles

About Article Author

Paolo Perini
Paolo Perini

Paolo Perini, classe 83, è laureato magistrale in scienze politiche e giornalista dal 2014. Nato a Trento, dove attualmente risiede. In ambito giornalistico ha lavorato per due anni a radio Città Fujiko e ha scritto per il Corriere del Trentino, dorso de Il Corriere della Sera, per numerose agenzie di stampa e collaborato con Piazza Grande. Attivo in ambito politico dall’età di venti anni.
Attualmente si occupa di web marketing e comunicazione aziendale. Nel giornalismo i suoi campi d’elezione sono la politica interna ed estera e il rapporto tra il potere e l’informazione.

View More Articles