Mappatura partecipata: il futuro è oggi

Mappatura partecipata: il futuro è oggi
febbraio 07 18:22 2017 Print This Article

La mappatura partecipata: una tradizione consolidata.

Negli ultimi 20 anni si è assistito a un aumento delle iniziative di mappatura partecipata, che consistono nella creazione di mappe basate sul coinvolgimento delle comunità locali.

Tali iniziative vanno dalla mappatura di aree urbane in Europa e negli Stati Uniti fino alla mappatura di foreste e villaggi con la partecipazione di gruppi indigeni in America Latina e in Asia.

Il comune denominatore di queste attività di mappatura è il fatto che non siano intraprese da cartografi, ma da gruppi di persone legate dalla condivisione di un interesse. Da qui l’espressione “community mapping”, che pone l’accento sui fattori comuni al gruppo-la condivisione del territorio o di determinate caratteristiche etniche, fisiche, socio-culturali-e sul senso di appartenenza che questi ingenerano.

Le caratteristiche

Le mappe che nascono da processi partecipati possono fornire un ampio spettro di informazioni su una determinata area oppure concentrarsi su una sola variabile, ad esempio la distribuzione delle risorse naturali, dei servizi sanitari, dei centri ricreativi, musei ecc.

Quello che rende di grande valore questo processo è la multidisciplinarietà delle sue implicazioni. Le mappe partecipate infatti offrono una rappresentazione visiva di come la comunità percepisce il proprio territorio e le sue caratteristiche. La lettura di un territorio attraverso le informazioni fornite dai suoi abitanti può consentire di analizzarne gli aspetti socio-economici, come ad esempio la distribuzione della ricchezza, e socio-culturali, come la fruizione dei luoghi.

Un simile percorso partecipato può generare significativi impatti di carattere civico-politico come l’aumento della coesione all’interno della comunità, una migliorata consapevolezza da parte dei cittadini del loro territorio fino a una loro responsabilizzazione nei confronti della cosa pubblica e a un maggior engagement a livello politico-decisionale.

Un ulteriore elemento che contribuisce all’empowerment della comunità è la fase di restituzione dei dati, quando questa avviene sotto forma di open data. Il rafforzamento delle implicazioni politiche e civiche del processo partecipato avviene quando la totale accessibilità e fruibilità dei dati permette il coinvolgimento nella mappatura di un pubblico ancora più vasto.

Gli strumenti e le esperienze

Per coinvolgere le comunità in maniera tangibile e interattiva, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, è frequente l’utilizzo di modelli in scala e disegni. I dati estratti da questi modelli possono essere poi digitalizzati e incorporati in un GIS[2]. Le conoscenze locali integrano così i dati ricavati da immagini satellitari e GPS, secondo il cosiddetto approccio PGIS (Participatory GIS).

Una delle esperienze di maggior successo a livello internazionale di mappatura partecipata che fonde immagini aeree, dispositivi GPS e mappe sul campo low-tech è quella di OpenStreet Map. Il progetto coinvolge una comunità di mappatori che contribuiscono a aggiornare manualmente dati su strade, sentieri, stazioni, ospedali, luoghi di ristoro e attività all’aria aperta in tutto il mondo.

OpenStreetMap costituisce un’alternativa open source alle altre mappe disponibili sul web che nonostante siano ritenute affidabili spesso sono vincolate da restrizioni tecniche o legali.

E’ possibile inoltre utilizzare per la mappatura un approccio multimediale e basato su internet che sfrutta l’integrazione di dati spaziali e non spaziali consentendo la geomappatura di video, foto e suoni.

E’ quest’ultimo l’approccio adottato a Napoli per il progetto MappiNA (http://www.mappina.it/). Gli utenti registrati sulla piattaforma contribuiscono a disegnare il volto della città sotto il profilo culturale segnalando eventi, monumenti ma anche spazi abbandonati, fornendo così utili indicazioni per la riqualificazione urbana. In Puglia invece l’iniziativa di la mappatura partecipata “Libera il bene” ha permesso il recupero e la sistematizzazione di dati riguardanti i beni confiscati alla mafia e l’avvio di progetti che si avvalgono di fondi europei per la trasformazione e il riutilizzo degli immobili.

Il futuro è oggi: mappatura in tempo reale per il bene pubblico

Le possibilità date dalla tecnologia permettono oggi una vera e propria rivoluzione nella realizzazione di mappature partecipate sempre più precise, sempre più aggiornate e sempre più pervasive. Pensiamo ad esempio a Google Traffic, che permette al singolo cittadino di visualizzare sul proprio smartphone le informazioni aggregate sul traffico della gran parte delle strade urbane del mondo. Google Traffic si basa sulle traccie GPS lasciate dai milioni di utenti di Google Maps che, tramite i loro smartphone sempre connessi, inviano dati sulla loro posizione, dando così agli algoritmi di Google una base sempre aggiornata su cui costruire i propri servizi di navigazione.

Le grandi multinazionali spesso tengono per se i dati grezzi che utilizzano solo per i propri servizi e senza spiegare il metodo di raccolta ai cittadini. Questi ultimi più che contributori consapevoli appaiono meramente “utilizzati” all’interno dell’intero processo.

Da qui l’esigenza di nuove realtà che permettano mappature partecipate in tempo reale studiate per restituire alla comunità dati utili e liberi. In questo contesto si colloca il progetto Kimap, ideato dalla start-up innovativa Kinoa, che propone un’attività mirata di mappatura partecipata in tempo reale delle barriere architettoniche e di supporto alla navigazione. L’obiettivo è l’incremento dell’autonomia e della mobilità dei disabili su percorsi sia urbani che extra-urbani. La community protagonista della raccolta dati è costituita dai disabili stessi, che attraverso un dispositivo IOT integrato nei loro ausili realizza in modo automatico la mappatura. Gli utenti vengono poi guidati attraverso la navigazione da una app per smartphones su percorsi compatibili con la loro tipologia di ausilio (es. carrozzina a spinta manuale vs a motore elettrico). Oltre al rafforzamento della community, attraverso l’utilizzo dei social media e la creazione di eventi di mappatura partecipata, il progetto mira anche all’aggiornamento costante di OpenStreetMap, arricchendo la piattaforma con nuove informazioni e nuove strade. Kimap sembra avere tutti gli ingredienti per qualificarsi come il nuovo modello di mappatura partecipata: empowerment della community, creazione di open data in tempo reale utili per il miglioramento della vita dei cittadini e lo sviluppo del territorio.[divide]


[2]I GIS sono dei sistemi software e hardware disegnati per analizzare, manipolare e immagazzinare dati spaziali che ben si prestano dunque a essere strumento di processi partecipativi.

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Marco Scarselli
Marco Scarselli

Marco Scarselli è esperto in metodologia della ricerca economica e sociale, socio fondatore di Kinoa Srl e vicepresidente di reteSviluppo. È specializzato nella costruzione del disegno della ricerca ed è esperto nelle elaborazioni statistiche / analisi dei dati. A partire dal 2012 ha introdotto in reteSviluppo nuove tecnologie open source per la raccolta, l'analisi e la trasformazione automatizzata dei dati spostando maggiormente i suoi interessi nell'ambito della Data Science. Da questa esperienza ormai consolidata è nata, come spin-off di reteSviluppo, la startup Kinoa Srl che si occupa di creare strumenti, metodologie e prodotti legati alle forti potenzialità di smart, big e open data.

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