L’Italia, Saint-Nazaire e l’intelligenza economica

L’Italia, Saint-Nazaire e l’intelligenza economica
agosto 01 09:32 2017 Print This Article

L’Italia si sente poco amata, poco rispettata in Europa. Lasciata sola sui migranti, richiamata al rispetto di regole che altri da anni non rispettano, l’Italia sta vivendo come un attacco anche la recente decisione del giovane Presidente Macron di mettere il patriottismo industriale nazionale davanti alla logica industriale europea sul dossier dei cantieri di St. Nazaire STX in fase di acquisizione da Fincantieri.

Cerchiamo di fare chiarezza tra tanti commenti un po’ fuori dalle righe. Macron ha esercitato una clausola prevista nell’accordo firmato il 12 Aprile tra Fincantieri e i rappresentati dello stato francese (dell’allora Presidente Hollande). Una decisione che Macron stesso aveva già annunciato il 31 maggio in piena campagna elettorale per le legislative. Quindi nessuna sorpresa, nessuna decisione contraria agli accordi. Solo il ricorso ad una clausola prevista dagli accordi stessi.

Come spesso accade in queste acquisizioni il timore dei francesi è di vedere il centro decisionale e le funzioni nobili dell’attività industriale concentrarsi in Fincantieri a scapito del polo di St. Nazaire con ripercussioni occupazionali e industriali. D’altro canto il controllo del gruppo coreano che fino a pochi mesi fa gestiva i cantieri era dell 66 per cento ed è tutto da dimostrare che la nazionalizzazione dei cantieri sia nell’interesse della Francia stessa. Ne sappiamo qualcosa noi italiani che negli anni abbiamo visto i francesi acquisire marchi italiani di prestigio impoverendo il tessuto industriale ad alto valore aggiunto che erano una caratteristica della nostra industria manifatturiera.

Il Presidente Macron, che ha visto la sua popolarità ridursi di più di 10 punti in un mese e che è atteso da difficile partita tra l’equilibrio finanziario e il mantenimento delle promesse elettorali ha scelto la strada dell’intervento statale, nazionalizzando i cantieri di Saint-Nazaire. Per questo è stato applaudito da destra a sinistra. Questa è la Francia, ma credo che in molti Paesi europei oggi la reazione sarebbe stata simile.

In Italia si è levato il solito teatrino di reazioni sdegnate che tradivano più l’impreparazione della nostra classe politica e mediatica che una reale capacità di poter opporre una qualsiasi resistenza ad una decisione statalista, contraria allo spirito europeo, ma comprensibile dal punto di vista della Francia.

Questo è uno degli aspetti della globalizzazione da gestire dove il sistema Paese fa la differenza. L’intesa tra capacità di investimento industriale, l’accompagnamento diplomatico e la chiarezza di una politica industriale e di mantenimento di elementi produttivi giudicati strategici. I francesi non ce l’hanno con l’Italia. Probabilmente i francesi hanno giudicato che potevano permettersi di fare quello che stanno facendo perché l’Italia appare oggi indebolita. Se da fine maggio ci si poteva aspettare che Macron sarebbe intervenuto come poi ha fatto, il sistema diplomatico e politico italiano ha provato ad anticipare la cosa e a far capire ai francesi che visti il numero di dossiers in corso tra i due paesi  la cosa avrebbe avuto ripercussioni ed a convincerli a desistere da questa mossa, degna di altri tempi?

Fa bene  Ministro Calenda a dire che non si risponde “ad una fesseria con un’altra fesseria” (inutile invece chiamar in causa l’onore e la dignità). Come insegna il grande stratega cinese Sun Tzu però: “Sconfiggere il nemico senza combattere è la massima abilità” cioè le battaglie migliori sono quelle  che non è nemmeno necessarie combattere. Non ci è dato di sapere che il sistema italiano sia dotato di un sistema di “intelligenza economica” tale da poter disinnescare il problema per Fincantieri prima ancora della decisione politica di Macron.

Costringere il governo francese a far marcia indietro sarà molto difficile. Le motivazioni industriali e politiche sono molto sentite da un presidente che non è l’europeista che molti a sinistra già salutavano come colui che avrebbe castigato la Merkel. È un francese, colbertista, non privo di una certa vena gaulliana, che vede nell’Europa una leva per risollevare la Francia e non il contrario.

Il progetto europeo è in piena ridefinizione. La retorica della pace garantita dall’integrazione non basta più a dare slancio alla “raison d’etre” di un progetto politico. Come la democrazia ha bisogno di cittadini consci ed informati, cosi l’Europa ha bisogno di Stati forti, consci dei propri interessi, incluso quello dell’integrazione e pronti a trovare dei compromessi che permettano di rafforzare il sistema Europa. Essere impreparati significa invitare i propri partner-concorrenti europei a forzare la mano. Dal loro punto di vista non possono essere biasimati.

Certo che il silenzio delle istanze Europee è assordante e squalifica ancora un po di piu la Commissione come uno dei giocatori in campo che come arbitro imparziale.

L’Italia, dal canto suo, ritrovi gli strumenti di intelligence economica, di azione diplomatica e sistemica degni di un paese membro del G7 e che si sente giustamente trai i grandi d’Europa. Il peso specifico in ogni gruppo politico dev’essere difeso ad ogni momento evitando le crisi ed anticipando le crisi ed ancor piu le crisi di nervi se si subisce un torto o un presunto tale.

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Piero Messina
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Piero Messina vive a Parigi ed è un funzionario internazionale.

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