Juncker: 3 buone notizie a metà.

Juncker: 3 buone notizie a metà.
settembre 14 17:29 2017 Print This Article

A buone premesse, aggiungiamo ciò che non abbiamo sentito e avremmo voluto sentire.

 

Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione 2017 il presidente della Commissione Europea Juncker ha svolto una relazione importante, quasi al termine della spinta propulsiva e operativa del suo mandato, (a partire dalla seconda metà del 2018 di fatto si avvierà la campagna elettorale delle prossime elezioni europee che si svolgeranno a primavera 2019) e in una finestra temporale scandita da interessanti scadenze elettorali dal recente avvicendamento francese alla Germania, Austria fino all’Italia. In questo senso, si sono rintracciati numerosi riferimenti positivi nel rafforzamento del progetto europeo ed una visione che certamente ripone fiducia in un rilancio dell’Europa, ma allo stesso tempo non si è rinvenuto del tutto il coraggio e lo slancio che ci si sarebbe potuti augurare. In particolare, dal mio punto di vista, ci sono tre buone notizie a metà. 

 

  1. Si al Presidente dell’Unione Europea a patto che si accompagni ad un’Unione Federale. Fa piacere che una delle proposte più significative dal punto di vista dell’avanzamento dell’integrazione politica sia quella della coincidenza delle figure di presidente della Commissione e del Consiglio, proposta che anche lo stesso Matteo Renzi ha avanzato nel suo libro: “Avanti!”. Tuttavia questa proposta può essere efficace solo se si accompagnerà alla creazione di una effettiva Unione Federale, costituita da un nucleo di Paesi che procedono con una reale cooperazione rafforzata mettendo insieme risorse e strumenti su alcune principali politiche: difesa e sicurezza, sviluppo economico e unione fiscale, infrastruttura sociale. E’ un passaggio necessario per realizzare veri passi concreti e superare l’immobilismo lasciato in eredità da un metodo intergovernativo a 27 dove è più semplice restare fermi che procedere all’unanimità.
  2. “L’Italia ha salvato l’onore dell’Europa”, verissimo, ma ora è il momento per l’Europa di “salvare” se stessa. E’ positivo ed importante che venga riconosciuto lo straordinario impegno del nostro Paese, ma tale apprezzamento sarà tanto più utile quanto più esso sarà in grado di essere conseguente e tradursi nelle azioni. La gestione delle migrazioni va affrontata globalmente, e quindi è positivo in tal senso il riferimento alla proposta che la Commissione presenterà sul tema a breve, dove in chiave interna, ad esempio si giunga alla revisione del regolamento di Dublino per l’accoglienza e a sanzioni per quei Paesi che vengono meno al rispetto degli accordi sulla riallocazione dei rifugiati, come stabilito anche dalla stessa Corte Europea di Giustizia.
  3. Guardarsi dentro, dopo un pò, rende ciechi. Lo diceva il filosofo Paul Watzlawick per le persone, vale anche per l’Europa. E’ essenziale l’esplicitazione di una chiara e complessiva politica estera dell’Unione europea, che oggi nel discorso di Juncker, è emersa forse più come somma di azioni in singole politiche settoriali (commercio, energia, sicurezza) che come strategia globale. Nel realizzare questo obiettivo, resta una questione aperta che non riguarda solo Juncker, ma la cui risposta è forse la premessa dell’intero progetto europeo: posto che la dimensione europea è la dimensione minima per affrontare insieme le più importanti sfide nella competizione globale, dove nessuno Stato europeo da solo sarebbe in grado di competere, come trasformare la somma dei singoli interessi nazionali nell’interesse dell’Europa stessa nel migliore dei modi possibile?

 

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Elisa Filippi
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Elisa Filippi si occupa di Europa, Innovazione e Smart Cities. E’ presidente di TrentinoEuropa e membro della Direzione Nazionale del PD.

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