Jobs Act, tiriamo le somme

Jobs Act, tiriamo le somme
Marzo 07 08:01 2017 Print This Article

Spesso il giudizio sul Jobs Act viene espresso valutando gli effetti positivi o insufficienti degli incrementi occupazionali.
La riduzione delle assunzioni del 2016 rispetto all’anno precedente dimostra che la crescita occupazionale si sta affievolendo ma non inficia il dato molto positivo che nel biennio 2015-2016 ha visto gli incrementi occupazionali, al netto delle cessazioni, vicini al milione (628mila nel 2015 e 340mila nel 2016, per un totale di 968mila).
Purtroppo la crescita occupazionale non dipende da una riforma del mercato del lavoro, bensì dallo sviluppo e dalla crescita economica.
Nessun imprenditore assumerebbe, pur in presenza di forti sgravi contributivi o fiscali, se non avesse, o prevedesse, un aumento della vendita dei propri prodotti o servizi.
Gli sgravi contributivi (100% nel 2015 con un limite di 8060 euro all’anno per tre anni; 40% nel 2016 con un limite di 3250 euro all’anno per due anni) hanno avuto un effetto dopante, convincendo gli imprenditori ad anticipare le assunzioni o a trasformare i contratti a tempo determinato in tempo indeterminato, rassicurati, nelle aziende sopra i 15 dipendenti, da una riduzione delle tutele dei lavoratori.
Tuttavia, per le ragioni anzidette, l’effetto degli sgravi è sempre limitato nel tempo.
Rimane comunque positivo il tentativo di colmare l’avvallamento prodotto dalla riforma pensionistica (il ridotto turn over colpisce principalmente i giovani), cercando nel contempo di agganciare una ripresa economica più robusta.
Quando si valutano i dati di altri Paesi che, pur non avendo incentivato le assunzioni, hanno performance occupazionali migliori delle nostre, bisogna tenere conto del fatto che non hanno avuto una riforma pensionistica così pesante.
A tale proposito occorre ricordare che gli altri Paesi industrializzati non hanno l’articolo 18 e, nella migliore delle ipotesi, decide il giudice tra risarcimento e reintegrazione nel posto di lavoro.
Il Jobs Act non cancella le tutele esistenti ma riforma l’articolo 18 della legge 300/70 per i dipendenti delle aziende sopra i 15, assunti a partire dal 7 marzo 2015 (per gli altri continua a valere inalterato).
Chiariamo subito che l’aumento dei licenziamenti non è dovuto al Jobs Act, poiché il tasso di licenziamenti rispetto agli occupati è in calo sia nel 2015 sia nel 2016, perché l’imprenditore che avesse licenziato gli assunti dopo il 7 marzo 2015 avrebbe perso tutti gli incentivi.
Per i lavoratori licenziati in maniera illegittima rimane il diritto alla reintegrazione nel posto di lavoro per tutti i casi di discriminazione (compreso il matrimonio, la maternità e la paternità o l’assenza di atto scritto).
Per i licenziamenti causati da motivi disciplinari giudicati sproporzionati rispetto all’infrazione contestata al lavoratore, è previsto esclusivamente un risarcimento pari a 2 mensilità per ogni anno di anzianità di servizio (con un minimo di 4 e un massimo di 24 mensilità), mentre rimane il diritto alla reintegrazione qualora il fatto contestato non sussista.
Per i licenziamenti di natura economica (riduzione di personale per mancanza di lavoro, ristrutturazione e riorganizzazione), premettendo che sono sempre stati fatti, bisogna distinguere quelli collettivi (più di 4 dipendenti) da quelli individuali.
Per i licenziamenti collettivi bisogna rispettare una procedura (L. 223/91) che prevede l’intervento delle organizzazioni sindacali e dei criteri di scelta dei lavoratori da licenziare (carico famigliare, anzianità, esigenze tecnico produttive ed organizzative).
Il mancato rispetto dei criteri di scelta darà diritto esclusivamente al risarcimento del danno già descritto prima (da 4 a 24 mensilità in base all’anzianità di servizio), non più alla reintegrazione.
Tuttavia, va detto che l’applicazione dei criteri di scelta del personale da licenziare, che sono in concorso tra loro, cioè non c’è un criterio prevalente, è stata spesso problematica (tra due persone che hanno lo stesso livello e la stessa mansione è licenziabile chi ha dieci anni di anzianità in più dell’altro ma un carico famigliare in meno o viceversa?).
Inoltre il reintegro di uno consentiva il licenziamento dell’altro.
Per i licenziamenti individuali di natura economica se sono ingiustificati danno diritto al solo risarcimento del danno.
Tale normativa era già stata prevista dalla Legge Fornero (L. 92/2012), con l’unica differenza che si aveva diritto alla reintegrazione in caso di “manifesta insussistenza” del fatto alla base del licenziamento, cioè se il fatto era semplicemente insussistente si aveva diritto solo al risarcimento.
Ma se non c’è la motivazione economica alla base di un licenziamento è quasi certo che il licenziamento è discriminatorio, anche se deve essere dimostrato in sede di giudizio.
Comunque stiamo parlando di aziende con più di 15 dipendenti, dove è spesso presente il sindacato e se non c’è, i licenziamenti sono spesso l’occasione di un suo radicamento, e dove il ricorso al giudice è l’ultimo strumento di tutela dei lavoratori.
In questo senso i sindacati stanno cercando di reintrodurre per via contrattuale queste tutele.
Ma il Jobs Act non è solo questo.
• Ha reintrodotto le dimissioni per via telematica impedendo così il grave fenomeno delle dimissioni in bianco.
• Tramite la NASPI allunga di 12 mesi, portandolo a 24 mesi, il termine massimo per l’indennità disoccupazione anche per chi perde il lavoro dalle aziende sotto i 15 dipendenti; però contemporaneamente riduce di 12 mesi (da 36 a 24 mesi) la durata massima della Cassa Integrazione utilizzabile nel quinquennio.
• Al disoccupato da più di 12 mesi viene riconosciuta una “dote individuale di ricollocazione” spendibile presso i soggetti accreditati che lo ricollocano.
• Viene rafforzato il diritto di precedenza nelle assunzioni sia a tempo indeterminato sia stagionali, effettuate nell’arco di 12 mesi, dei lavoratori che hanno lavorato 6 mesi anche non continuativi in azienda.
• Si allarga la possibilità di avere il congedo parentale dai primi 8 anni del bambino ai primi 12, ed il congedo retribuito al 30%, fermo restando il limite di 6 mesi, si può utilizzare nei primi 6 anni del bambino anziché nei primi 3.
• Riduce drasticamente la possibilità di assumere con il contratto di collaborazione.
• Abroga il contratto a progetto.
• Abroga il contratto in associazione con apporto di lavoro:
• Sul lavoro accessorio (voucher) viene introdotta l’attivazione telematica almeno 60 minuti prima, per evitare che i voucher possano coprire il lavoro nero, con una sanzione in caso di mancata attivazione che va da 400 a 2400 euro per ciascun lavoratore.

Certo sarebbero utili ulteriori interventi e modifiche del Jobs Act.
Anche in previsione del referendum vanno introdotti correttivi sui voucher, che dovrebbero essere utilizzati principalmente dalle persone fisiche, mentre andrebbero drasticamente ristretti i limiti di utilizzo per le aziende, consapevoli tuttavia che rimangono l’unico strumento per retribuire correttamente il lavoro prettamente occasionale;
al fine di evitare interruzioni dei rapporti di lavoro e favorire il rilancio aziendale, la durata massima della Cassa Integrazione andrebbe riportata a 36 mesi nel quinquennio per le ristrutturazioni o le riorganizzazioni in presenza del cambio di proprietà;
anche sul tema dei diritti la scelta tra risarcimento e reintegrazione per i licenziamenti disciplinari illegittimi andrebbe demandata al giudice.
Infine, esiste l’annoso problema della riduzione del cuneo fiscale e quello più recente di una maggiore elasticità nelle uscite per pensionamento; l’istituzione di un reddito d’inclusione per gli ultimi, magari attraverso l’espletamento di un’attività socialmente utile.
Sono tutte ragioni per le quali le riforme devono andare avanti.


 

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Roberto Menegaldo
Roberto Menegaldo

Roberto Menegaldo, classe 1953, ha fatto l'operaio e il delegato sindacale fino al 1981, Segretario dei metalmeccanici della CISL di Trento fino al 2001 è poi passato alla guida dei metalmeccanici di Verona fino al 2011. Attualmente in pensione è un militante del PD trentino e Segretario del Circolo di Ravina e Romagnano

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