Esserci e non esserci – problemi della società virtuale

Esserci e non esserci – problemi della società virtuale
aprile 04 08:03 2017 Print This Article

Cercare di interpretare come la società cambia è un argomento di forte attualità ma soprattutto un compito davvero ardito. L’attuale tessuto sociale reale sembra sgretolarsi di fronte a una virtualizzazione della realtà sempre più forte e presente.

La sensibilità degli artisti è sempre stata molto attenta nell’eviscerare i mutamenti della realtà. Se guardiamo alla musica, si sono scatenati numerosi generi musicali, questa parcellizzazione ha necessitato l’introduzione del termine “indi”:  si sancisce istituzionalmente che ognuno è indipendente nel proprio approccio. Anche nelle arti visive troviamo molta indipendenza, che forse traduce l’impazienza e la scarsa volontà di contaminare e contaminarsi con il lavoro di altri.

Nella politica poi assistiamo a teatrini di personalisti che in preda alla necessità di raggiungere e ampliare il proprio consenso in base allo scandalo del momento, sparano teorie incoerenti l’una con l’altra: questi attori di avanspettacolo schiavi dell’accondiscendenza della rete e dell’autocompiacimento, non capiscono fino in fondo lo strumento che utilizzano, ne le ricadute su chi non capisce i processi del web.

Ognuno di noi però è diventato preda della droga tecnologica che ha completamente ridimensionato la percezione della nostra realtà creando gruppi virtuali sempre presenti. La socialità stravolta ci porta all’assenza di un confronto reale poiché dialoghiamo unicamente con chi ci da corda, con chi la pensa come noi. Una sorta di “groupthink”, ovvero quella patologia di pensiero che, per minimizzare i conflitti e massimizzare il consenso, abbatte la creatività e il confronto. Ma nella virtualità quanto è vero il consenso? Senza guardarsi in faccia, come sappiamo che dall’altra parte dello schermo non ci sia qualcuno ci deride mettendo il like?

La fiducia nell’altro svanisce, a meno che non la pensi come noi. Basta ignorarlo e non lo vedremo mai più.

Il social network ha portato il concetto di celebrità da 15 minuti di Warhol alla sua massima espressione: in ogni post si cerca la fama. In base ai like espressi dai nostri seguaci spingiamo su una o l’altra idea per il puro autoerotismo dell’accondiscendenza. E sulla base di questa lettura unilaterale dello schermo pensiamo che quello che scriviamo sia giusto. Che le cause che portiamo avanti siano giuste. Che gli insulti siano giusti. Che la violenza da tastiera sia giusta.

Ma ovviamente “giusto” è solo quello che pensiamo noi. Siamo diventati una società di voyeuristi che interpretano le realistiche vite degli “amici” come gioiose, senza badare al fatto che ne vediamo solo il lato da esibire; guardare però è diventata una necessità e un’ossessione. Il mondo stesso della comunicazione ha capito che ormai l’approccio deve essere quello unicamente visivo, mentre dilaga l’analfabetismo funzionale.

Il mio pensiero nasce da un evento scatenante, l’isolamento individuale di una ragazza che sedeva davanti a me a un concerto. Magari vi sembra banale ma la scelta di assistere a un evento del genere dovrebbe portare lo spettatore a volersi gustare ogni singola nota della serata. E invece no, dirette facebook, condivisione su whatsapp, selfie su instagram.

Non è un caso che l’immagine scelta per esprimere questi concetti sia uno degli scatti del fotografo americano Eric Pickersgill, che nella sua serie intitolata “Removed” esprime visivamente le strane e isolate pose che assumiamo quando siamo assorti dalla nostra comunità virtuale.

Esserci e non esserci, questo è il vero problema. Forse bisognerebbe ascoltare di più il consiglio dell’artista italiano Piero Manzoni secondo il quale nella vita “Non c’è nulla da dire: c’è solo da essere, c’è solo da vivere”.

 

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Marco Modena
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Marco Modena, appassionato di tecnologia, guarda il mondo digitale con interesse e distacco. La virtualizzazione della realtà è sempre dietro l'angolo, non bisogna mai staccare i piedi da terra, nemmeno per appoggiarli sulla scrivania!

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