Cronache dal Lingotto

Cronache dal Lingotto
Marzo 14 08:56 2017 Print This Article

Lingotto.

 

Una semplice parola, che però riesce a evocare nella storia della sinistra del nostro paese emozioni e sentimenti forti. Il Lingotto fu uno dei principali stabilimenti di produzione della FIAT, progettato nel 1915 e dismesso nel 1982, fabbrica dove hanno passato la vita migliaia di operai italiani che lavoravano per la casa di produzione automobilistica torinese e simbolo delle lotte sindacali.

Oggi il Lingotto è un cosiddetto ‘centro polifunzionale’: centro congressi, centro commerciale, multisala cinematografica e sede di diversi uffici; insomma, il simbolo di una Torino che cambia, che sta al passo con i tempi, che rincorre il futuro.

E il Lingotto è un simbolo perfetto per il Partito Democratico: esso nasce nel 2007 proprio qui, con Walter Veltroni che, candidato segretario, esattamente dieci anni fa presentava le sue idee per il nuovo Partito. Ed è anche il luogo che Matteo Renzi ha scelto per presentare la sua candidatura. Non è stato un caso: proprio come l’ex fabbrica, anche il centrosinistra si è reinventato, ha cambiato pelle per poter essere all’altezza delle sfide che si appresta a raccogliere.

Questo Congresso non è stato una semplice presentazione della candidatura dell’ex Presidente del Consiglio alla segreteria del Partito. I protagonisti della convention non erano solo ministri, deputati e senatori, ma tutti noi, tesserati e militanti, chiamati a redigere un testo nel gruppo di lavoro di cui facevamo parte. I gruppi di lavoro erano dodici in tutto, uno per ogni area tematica: dall’ambiente alla cultura, dalla giustizia al lavoro, passando per Europa e welfare. Ognuno di questi seminari ha prodotto un testo, composto proprio dalle proposte di noi partecipanti, che andrà a formare la mozione congressuale di Matteo Renzi. Un’idea innovativa, che ci permette di essere ancora più al centro della vita e delle scelte del Partito.

Ciò che però personalmente ho apprezzato di più sono stati gli interventi di chi è salito sul palco della sala: tutti interventi profondi e precisi, che hanno analizzato problemi del nostro Paese, che hanno sottolineato pregi e difetti del PD, che hanno indicato quelle che sono le linee guida dei nostri amministratori, locali e nazionali.

A prendere la parola sono stati ministri, come Maurizio Martina, ministro dell’agricoltura, o Dario Franceschini, che dirige il ministero della cultura, ci sono stati Presidenti di regione, come Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania, o Sergio Chiamparino, della regione Piemonte, ma anche persone non appartenenti al Partito, invitate a salire sul palco per le loro idee e la loro cultura, come Emma Bonino.

I temi trattati sono stati tanti, tutti cari al centrosinistra italiano, e alcuni in particolare sono stati messi al centro della discussione di questi tre giorni; uno degli argomenti più trattati è stato il lavoro: non si è parlato solo delle proposte che il PD ha per contrastare la disoccupazione, ma anche dei provvedimenti già presi dal Governo Renzi, come il Jobs Act o la legge 199/2016, contro il caporalato, tanto applaudita dalla sindacalista Teresa Bellanova; si è discusso di sicurezza: parola che deve entrare di diritto tra i punti chiave della sinistra del nostro Paese dopo i recenti fatti di cronaca nelle capitali europee, con tante città colpite da attentati di estremisti islamici; tra i punti più trattati c’è quello relativo all’Europa: tanti sono intervenuti su questo tema, lamentando alcune criticità dell’attuale Unione Europea, ma tutti hanno sottolineato che solo più uniti si potranno risolvere i problemi che i paesi europei stanno affrontando.

Infine, si è discusso del Partito Democratico.

Un Partito che recentemente ha subito la fuoriuscita di una minoranza di rappresentanti, che da tempo manifestavano la loro sofferenza per le scelte della maggioranza del PD, nonostante ci fossero state delle primarie il cui risultato era chiaro.

Votare contro la riforma costituzionale proposta da Matteo Renzi è stata solo l’ultima delle azioni di questi tesserati; queste azioni però non rappresentano la voglia di fare, lo spirito democratico e riformista, il coraggio di cambiare di tutti noi militanti, che crediamo davvero in questo progetto politico, in un Partito che è uno ‘spettacolo della democrazia’ e, soprattutto, un patrimonio del nostro Paese. E indebolirlo, comunque la si pensi, sarebbe un grave errore.


 

 

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Marco Vento
Marco Vento

Marco Vento è nato a Palermo nel 1997. Appassionato fin dalla scuola superiore di politica e di Europa, è stato rappresentante del liceo classico Vittorio Emanuele II e Presidente della Commissione Antimafia della Consulta Provinciale degli studenti di Palermo. Studia adesso Studi Internazionali all’università di Trento, dove è Vice Presidente dell’associazione Gioventù Federalista Europea (JEF). E’ tesserato con il PD Trentino dall’Ottobre 2016

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