Corruzione e processo legislativo: la prima si innova, l’altra rimane immobile. Una chiave di lettura evolutiva.

Corruzione e processo legislativo: la prima si innova, l’altra rimane immobile. Una chiave di lettura evolutiva.
aprile 26 10:26 2017 Print This Article

Le caratteristiche della corruzione mutano nel tempo, soprattutto per il rinnovarsi continuo degli individui che danno forma alle reti illecite e criminali. Le strutture reticolari sono vive, in virtù di meccanismi attrattivi, espansivi e rigenerativi; nuovi soggetti sono continuamente attratti nella loro orbita, partecipando direttamente o indirettamente agli scambi illeciti. Essi utilizzeranno norme corruttive più o meno innovative, capaci di seguire il business as usual oppure di rompere la tradizione adattandosi ai cambiamenti socio-politici, tecnologici, legislativi. In un contesto di evoluzione schumpeteriana le norme informali più efficaci nel soddisfare l’obiettivo corruttivo – e con esse i corruttori-innovatori che le hanno definite – saranno naturalmente selezionate fino ad entrare nella “cassetta degli attrezzi” propria di uno specifico momento storico e contesto socio-politico (“hic et nunc” dell’equilibrio corruttivo). Per chiarire questo meccanismo evolutivo utilizziamo la teoria panarchica, che analizza l’alternanza ordine/chaos in sistemi complessi attraverso cicli adattivi, rottura dell’equilibrio e ritorno alla stabilità. I cicli adattivi si compongono di quattro fasi: sfruttamento, conservazione, distruzione creativa, riorganizzazione; i sistemi complessi attraversano lunghi periodi di accumulazione (dalla sfruttamento alla conservazione: equilibrio), seguiti da repentini momenti di innovazione (dalla distruzione creatrice alla riorganizzazione: disequilibrio).

Il momento dell’accumulazione si compone delle fasi di sfruttamento e conservazione. Nella fase dello sfruttamento si dipanano gli effetti di norme corruttive innovative utilizzate da una piccola élite di corruttori-innovatori. In questa fase i rendimenti marginali sono crescenti, così che ad ogni unità di “sforzo corruttivo” messa in campo dagli attori vi è un ritorno maggiore di un’unità. Gli attori riescono a soddisfare i loro obiettivi corruttivi in segretezza – con costi e rischi limitati – accrescendo i loro profitti illeciti. Questa fase è seguita da quella della conservazione, quando le norme corruttive sono diffuse ed utilizzate anche da altri attori (corruttori-followers). La maggior diffusione rende i rendimenti marginali decrescenti, così che ogni unità di “sforzo corruttivo” ha un ritorno inferiore all’unità. Ad un certo punto tali norme saranno tanto diffuse da non risultare più efficienti ed efficaci nel sostenere lo scambio corruttivo, ma attireranno piuttosto l’attenzione dei media, dell’autorità giudiziaria e delle forze di Polizia. In parole povere la loro diffusione ne paleserà aspetto, caratteristiche e modalità di funzionamento, rendendole fondamentalmente inutili; il loro successo sarà l’origine del loro fallimento. La stabilità dell’equilibrio corruttivo è oramai insostenibile; una scintilla – come l’emersione di uno o più scandali capaci di abbattere intere reti illecite – forza il ricambio degli individui corrotti e delle loro norme di comportamento, distruggendo l’equilibrio precedente e aprendo nuove finestre di innovazione.

Siamo nel secondo momento del ciclo adattivo, composto dalle fasi della distruzione creativa e della riorganizzazione. Nella fase della distruzione creativa il sistema rilascia le forze di cambiamento accumulate sotto la cenere di un’apparente stabilità. L’esplosione di uno scandalo porta all’attivazione della società civile e dei media, mettendo in moto il processo legislativo anti-corruzione; allo stesso tempo libera lo spazio per una dinamica evolutiva guidata da nuovi corruttori-innovatori. Il risultato di questa fase è la riorganizzazione dell’equilibrio corruttivo, con la costruzione di basi stabili per una nuova fase di accumulazione.

Come visto, l’attivazione del processo legislativo – e soprattutto la sua qualità – ha un effetto significativo sulle norme corruttive definite nella fase della distruzione creatrice, e conseguentemente sull’efficacia stessa degli scambi illeciti: più il framework legislativo sarà stato ben costruito, più esso riuscirà a contrastare gli scambi corruttivi nella nuova situazione di equilibrio. Da ciò possiamo estrapolare alcuni spunti significativi:

  1. Nonostante l’affermazione diffusa che l’attività legislativa non serva per contrastare la corruzione – all’insegna del mantra “dobbiamo partire dai bambini delle scuole” (frase invero vuota di senso e significato) -, questo semplice modello sottolinea come una persistente, continua ed efficace attività del legislatore sia fondamentale per contrastare norme e scambi illeciti;
  2. Il processo legislativo – per avere effetti positivi – deve essere efficace e ben costruito; tale efficacia si lega alla capacità del legislatore di anticipare l’aspetto futuro delle norme corruttive portate nel sistema dai corruttori-innovatori. Ciò dà nuova linfa alla massima di Luigi Einaudi “conoscere per deliberare”: immaginare il futuro della corruzione è possibile, a patto di conoscerne a fondo le caratteristiche attuali ed i fattori politici, sociali e tecnologici che possono influenzarne l’evoluzione. Ciò consentirà al legislatore di reagire in maniera consapevole ed efficace, adattando l’attività legislativa ai cambiamenti contestuali. Nel contesto italiano attuale, questo secondo punto rimane una mera utopia.
  3. Quanto fin qui definito rappresenta una sfida significativa per il legislatore e per tutti gli attori che puntano a contrastare la corruzione; una sfida ulteriore per una classe politica che non sempre ha dimostrato di avere le qualità fondamentali per poter definire strategie di contrasto concrete, tempestive ed efficaci.
  Categories:
view more articles

About Article Author

Jacopo Costa
Jacopo Costa

Jacopo Costa - nato nel 1985 a Riva del Garda - è dottore di ricerca in Sociologia e Studi Politici; i suoi principali campi d’interesse sono stati i conflitti civili e la violenza politica, lo scambio corruttivo e le reti criminali, e recentemente il commercio d’armi leggere. Dopo aver studiato a Bologna e Firenze, dove si laurea in Relazioni Internazionali nel 2010, lavora per circa un anno e mezzo in un’importante realtà imprenditoriale dell’Alto Garda. Qui si occupa soprattutto di comunicazione, marketing e sostenibilità. Nel corso del suo dottorato - svolto a Torino - passa due periodi all’estero come visiting researcher in importanti centri di studi criminologici a Boston e Montreal.

View More Articles