Cookie e metadati: i dolcetti del web marketing

Cookie e metadati: i dolcetti del web marketing
giugno 20 08:01 2017 Print This Article

In principio era il calcolatore elettronico, chi lo utilizzava erano persone che progettavano passo passo tutto quello che doveva fare. Gli errori erano contemplati, corretti o bypassati. Con quei Computer l’uomo riusciva a compiere una camminata sul suolo lunare: a bordo del modulo lunare Apollo la memoria dei computer era di 152 kilobyte complessivi. Era il 1969.

Oggi con uno smartphone con 8Gb di memoria non riusciamo a lanciare nemmeno whatsapp. La diffusione capillare di apparecchiature tecnologiche dovrebbe anche andare di pari passo con quella che è la conoscenza minima di quello che stiamo utilizzando. Se non è di interesse capire come sono progettati, sarebbe invece prezioso comprendere se questi oggetti di comunicazione ci lasciano una sorta di libertà nelle nostre scelte di cosa vedere o non vedere.

Oggi mi voglio soffermare su cookie e metadati.

Intanto, cosa sono i cookie? Sono delle piccole carte d’identità utilizzate dai server per riconoscere da che programma si sta navigando in rete, da quale dispositivo, permettono l’autenticazione, ricordano password o username nei siti preferiti, in quale lingua vogliamo leggere il sito.

Quando si accede a qualcosa nel Web si viene dunque riconosciuti per quale strada si arriva e naturalmente se siamo già stati su quel sito. Cosa abbiamo cercato e visto, quali sono le categorie che clicchiamo di più, le nostre preferenze.

Siamo come Pollicino che sparge pane per il bosco, però siamo rincorsi dalle galline.

Inizialmente il tutto era pensato per ottimizzare l’esperienza della navigazione nel web ma poi si è intravisto altro. I siti web e i profili social con centinaia di migliaia di visualizzazioni (o quelli che aspirano a diventarlo) non sono enti di beneficenza. Riuscire a tracciare la navigazione dell’utente serve a fini statistici, pubblicitari, di vendita diretta. Il marketing in questi processi è davvero l’unico padrone. È per questo che si è reso necessario in alcuni paesi dover legiferare a riguardo e rendere necessaria la dichiarazione dell’utilizzo dei cookie.

Per pigrizia, comodità o ignoranza ormai i siti web sono perlopiù costruiti attraverso CMS (Content Management System), ovvero software che si installano sui server; in questo modo si hanno dei siti che possono diventare qualsiasi cosa. Possono essere semplici pagine su cui scrive solamente il gestore, blog con la possibilità di commentare, iscriversi, fino a negozi online. I CMS sono già predisposti all’analisi dei cookie e ovviamente all’inserimento dei metadati.

I metadati sono quelle informazioni che descrivono i contenuti di una pagina web. I siti internet per essere meglio rintracciati nei motori di ricerca possiedono una struttura di metadati attraverso la quale il gestore può far riconoscere titolo, autore, descrizione, formato, indirizzo, sorgente, categoria di un contributo. Perché? Per il web marketing ovviamente.

Questa premessa (approssimativa e che spero spinga qualcuno ad approfondire) per arrivare al nodo. Le galline hanno molta fame e spingono pollicino dove vogliono.

Siti web e social network ovviamente sono invasi da cookie e metadati (tra i quali i famosi Tag) che dialogano tra loro. Le pubblicità ripetute delle ultime visualizzazioni su alcuni negozi online o profili commerciali sui social network percorrono le nostre “preferenze” e a volte analizzano il nostro genere, posizione geografica e range di età solamente per spingerci al click, a consumare, a comprare. Abbiamo un personal shopper in tasca che crea talvolta problemi di compulsione da acquisti.

In questo processo non c’è meno ingenuità nei quotidiani online o nelle notizie di un blog (i più importanti dei quali sono commerciali poiché lavorano grazie a sponsor recensendo i loro prodotti). Riconoscendo le categorie di nostro interesse ci propinano informazioni che a catena possono interessarci.

Tutto nasce dal primo click.

Da quello si passa a una seconda notizia (che può considerarsi un oggetto in vendita). Poi una terza, quarta e così via. Personalmente trovo alcuni profili social e siti internet degli sciacalli informatici: mi riferisco a quelli che lucrano sui sentimenti e sentimentalismi, che giocano sulla genuinità del rapporto tra noi e lo smartphone nella nostra intimità.

Quindi geolocalizzazione, tag, categorie, tutti gli strumenti sono utili a chi fornisce servizi web per capire in che direzione inviare gli affari. In base ai click, alla localizzazione degli utenti, all’età degli utenti si spinge su uno o l’altro prodotto.

La domanda a questo punto è: se abbiamo nei nostri apparecchi uno yes-man che non contraddice mai le nostre preferenze ma che anzi le acconsente, le rafforza e ne trova di simili, le nostre scelte sono davvero consapevoli?

Serve buon senso e volontà di sporcarsi con l’eterogeneità di gusti e pensieri.

Non ci si può attualmente liberare dai cookie e metadati, bisogna solamente capire i propri movimenti sul web. È un po’ come l’autoanalisi psicoanalitica. Essere davvero liberi di pensare se si pensa liberamente.

Cinquant’anni fa si è riusciti a guidare con una Vespa 50 un filo nella cruna di un ago lontano 384 mila chilometri. Oggi con delle Supercar in tasca non riusciamo nemmeno a direzionare i nostri desideri e interessi senza essere condizionati

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Marco Modena
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Marco Modena, appassionato di tecnologia, guarda il mondo digitale con interesse e distacco. La virtualizzazione della realtà è sempre dietro l'angolo, non bisogna mai staccare i piedi da terra, nemmeno per appoggiarli sulla scrivania!

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